Insieme si può fare

Pubblicata in: Scuola Primaria, Liceo Scientifico, Liceo Classico, Scuola Secondaria di primo grado, Scuola dell'infanzia

In Africa, nel nord del Benin, esiste una realtà particolare dove più di 100 bambini con disabilità uditiva, bambini sordi, vivono in un internato gestito da suore meravigliose. La povertà di quei posti, sommata alla loro sordità, rende il percorso di quei bambini, e soprattutto il loro futuro, incerto e triste. Molti sono orfani, ma molti sono semplicemente abbandonati a causa della loro disabilità. Per capire questo bisogna inquadrare lo scenario in cui tutto questo succede: essendo provenienti da famiglie povere, una bocca in più da sfamare è un peso che, se non ripagato da una qualche potenzialità lavorativa, le famiglie non possono permettersi. E così arriva l’abbandono. Queste suore meravigliose quindi li accolgono con amore, gli danno un tetto sulla testa, un pasto cucinato e gli creano una scolarizzazione. Li accudiscono fino alle età di 13-14 anni quando poi però purtroppo sono costrette a spostarli in un secondo istituto lontano oltre 600 km, sradicati dalle loro radici, dove vengono parcheggiati nuovamente in attesa di un futuro desolante. Il progetto che l’Istituto Massimo vuole appoggiare è un progetto della SMOMonlus, mirato ad interrompere questa catena di eventi e a dare a questi bambini delle competenze lavorative, insegnargli cioè un mestiere. Una volta che questi bambini avranno acquisito delle competenze lavorative e avranno ricevuto gli strumenti per potere esercitare il mestiere che hanno imparato, verranno visti con altri occhi dalle famiglie e dalle comunità da cui provengono. Verranno quindi nuovamente accettati in quanto non più peso ma risorsa per quella comunità.

Il progetto prevede quindi la costruzione di un piccolo edificio/laboratorio dove poter imparare a diventare sartina, parrucchiere, fornaio etc.etc… tutti mestieri che poi, con un minimo di investimento sulle attrezzature, potranno rivelarsi fondamentali per un re-inserimento dei bambini nelle comunità d’origine. È un vero progetto di cooperazione e sviluppo, senza alcun tipo di assistenzialismo sterile. Ciò che verrà fatto rimarrà per sempre patrimonio di quei bambini in quanto si tratterà di competenze lavorative.

Il progetto prevede costi importanti ma ci stiamo adoperando con varie iniziative perché tutto ciò possa essere realizzato. La generosità dell’Istituto Massimo e delle famiglie degli alunni stanno facendo sì che il sogno si stia trasformando in realtà. Si stanno prendendo infatti, e verranno prese anche in futuro, varie iniziative volte a questo obiettivo, iniziative a cui si spera le famiglie tutte parteciperanno con grande impegno, fedeli a quello spirito cristiano di solidarietà che da sempre ha contraddistinto la politica dell’Istituto. L’istituto, con le sue eccellenze, è sempre stato storicamente una fucina di risorse per la comunità italiana, ma al contempo non ha mai distolto lo sguardo da chi vive ai margini del mondo con grande difficoltà. La crescita dei ragazzi che frequentano l’Istituto è sempre stata una crescita a 360°: umana, professionale, spirituale. Iniziative come questa vanno proprio in questa direzione ed aiutano l’Istituto a soddisfare la propria naturale inclinazione. Partecipiamo quindi alle iniziative che stanno nascendo e che nasceranno con questo intendimento, mettendo a frutto e alimentando quello spirito cristiano di solidarietà che ci è proprio.

Guarda qui alcune immagini del campo di Peporyacou in Benin

una scuola della Rete
Gesuiti Educazione